Compiti e ADHD: 5 strategie efficaci per ridurre lo stress

ADHD, DSA, Neurodivergenza: facciamo chiarezza

Queste parole si sentono spesso insieme, ma indicano cose diverse.

  • DSA (dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia): difficoltà specifiche nella lettura, nella scrittura e nel calcolo, tutelate dalla Legge 170/2010. Con una diagnosi di DSA la scuola deve predisporre il Piano Didattico Personalizzato (PDP).
  • ADHD: un disturbo del neurosviluppo che riguarda attenzione, impulsività e iperattività. Per la scuola italiana rientra nei Bisogni Educativi Speciali (BES), secondo la Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012. La Direttiva prevede che le scuole possano usare, per tutti gli alunni con BES, gli strumenti compensativi e le misure dispensative previsti per i DSA.
  • Neurodivergenza: un termine più ampio, non medico, ma politico, che indica modi diversi di funzionare del cervello e di apprendere. ADHD e DSA ne fanno parte e possono anche presentarsi insieme.

E il PDP per l’ADHD? Non è obbligatorio, ma la scuola non può nemmeno ignorare la questione. La Circolare ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013 lascia al Consiglio di classe la scelta se redigerlo, con l’obbligo di verbalizzare le motivazioni della decisione. Se non c’è il PDP, puoi quindi chiedere che la scelta sia spiegata per iscritto e che le strategie concordate per tuo figlio siano comunque messe a verbale.

Perché i compiti sono così faticosi

Fare i compiti significa tenere insieme tante cose, cosa è stato assegnato, per quando, con quali materiali, da dove cominciare, quanto ci vorrà… Questi sono compiti di pianificazione e organizzazione, le cosiddette funzioni esecutive, e un funzionamento ADHD può incontrare difficoltà nella regolazione di queste ultime.

Per questo nel caso di un funzionamento ADHD può essere utile spostare il peso dalla forza di volontà a strumenti esterni come un timer, una lista o un tavolo ordinato.
Non sono scorciatoie, ma strategie per una mente che fatica nella regolazione dell’energia!

Le 5 strategie

1. I blocchi di tempo con il timer

Un compito senza una fine fa paura! Si chiama cecità temporale ed è la difficoltà a stimare quanto tempo ci vorrà a svolgere un’attività, questa caratteristica è tipica nei ragazzi e negli adulti ADHD.
Questa difficoltà si trasforma in procrastinazione e questa può generale un ciclo di ansia che si autoalimenta.

Quale strategia possiamo adottare?
I blocchi temporali!
Un blocco di tempo ha un inizio e una fine.

  • Scegliete insieme la durata, si parte da blocchi brevi, anche di 10-15 minuti che si posso allungare una volta stabilizzati i precedenti.
  • Usa un timer visivo, che mostra il tempo che scorre. Il tempo “astratto” è difficile da sentire, quello che si vede no.
  • Dopo ogni blocco, una pausa vera e breve: alzarsi, bere, camminare un minuto.
  • Prima di iniziare chiedigli: “Quanto pensi che ci metterai?”. Poi segnate l’ora di inizio e di fine e confrontate. Stimare il tempo è una delle cose più difficili con l’ADHD e si allena proprio così, senza giudizio.

La ricerca va in questa direzione: in uno studio controllato su bambini e ragazzi con ADHD tra 9 e 15 anni, un intervento che univa l’allenamento sul tempo a strumenti di supporto ha migliorato la gestione quotidiana del tempo.

2. Una scrivania che non distrae

Il tuo compito qui non è sorvegliare, ma preparare il campo. Spesso la camera di un ragazzo ADHD, così come la casa di un adulto ADHD, è una specie di esplosione di qualsiasi cosa, il gioco iniziato e lasciato li quando dopo pochi minuti è sopraggiunta la noia, una scarpa (l’altra probabilmente è in cucina o all’ingresso) e la scrivania dei compiti che dovrebbe essere sotto a quella grande montagna di vestiti..

Proviamo a fare ordine per i compiti:

  • Sempre lo stesso posto, con una buona luce e poco rumore.
  • Sul tavolo solo ciò che serve per il compito di oggi. Il resto sta in un’altra stanza, telefono e videogiochi compresi.
  • Un orologio e un calendario settimanale a portata di mano (e d’occhio).
  • Una piccola zona libera dove muoversi durante le pause. Per molti bambini con ADHD il movimento aiuta a ritrovare la concentrazione. Concordate prima le regole, quando ci si alza e per quanto tempo.
  • Fidget toys, avere qualcosa con cui giocare o la possibilità di tenere occupati più canali sensoriali (ad esempio con la musica) aiuta i ragazzi ADHD a concentrarsi meglio.

3. Gestire l’impulsività durante la lettura

A volte il bambino legge metà consegna, parte subito con l’esercizio e sbaglia per fretta, non perché non sappia farlo. Alcuni accorgimenti semplici:

  • Leggere la consegna due volte e, alla seconda, sottolineare il verbo (calcola, confronta, descrivi).
  • Passare un segnalibro o un righello sotto la riga per non perdere il punto.
  • Alla fine di ogni paragrafo scrivere a margine una sola parola chiave.
  • Per i testi lunghi, usare la sintesi vocale (c’è gratis su computer e tablet) e seguire il testo mentre si ascolta.
  • Prima di rispondere, farsi una domanda di controllo: “Cosa mi chiede esattamente?”.

4. Dividere il compito in fasi, con la lista da spuntare

“Fai i compiti di inglese” è un’istruzione vaga. “Libero il tavolo, leggo le due pagine, faccio i primi tre esercizi, ricontrollo” è un piano.

  • Scrivete insieme una lista di passi piccoli e concreti per ogni compito.
  • Ogni passo ha una casella da spuntare, vedere la lista che si riempie dà soddisfazione e fa sentire in controllo.
  • Alla fine, un piccolo premio scelto da lui (un gioco, una telefonata a un amico). Il rinforzo positivo funziona meglio dei rimproveri.
  • Aggiungi una routine serale, preparare lo zaino guardando l’orario del giorno dopo.

Su questo punto c’è una base scientifica solida. Una meta-analisi su 12 studi e oltre mille bambini ha trovato che i percorsi di allenamento alle abilità organizzative portano miglioramenti moderati secondo gli insegnanti e ampi secondo i genitori. Un altro studio clinico su bambini della scuola primaria ha rilevato benefici su organizzazione, compiti e rendimento scolastico.

5. L’adulto come sostegno temporaneo, non come sostituto

Un bambino con ADHD ha bisogno di un adulto che lo accompagni, ma con un obiettivo preciso, diventare sempre meno necessario.

  • Chiedigli a cosa serve, secondo lui, fare i compiti. Se non ne vede il senso, ogni strategia sarà una lotta. Se ne trova uno (un voto, più tempo libero, sentirsi capace), hai un punto da cui partire.
  • Sii esplicito nelle richieste e nota ogni piccolo miglioramento.
  • Ritira l’aiuto un passo alla volta: prima la lista la scrivi tu, poi insieme, poi la scrive lui.
  • Se il pomeriggio con te è diventato un campo di battaglia, chiedere aiuto non è un fallimento! Un tutor dell’apprendimento o un educatore formato può prendere questo ruolo e proteggere il vostro rapporto.
  • Se il carico supera spesso ciò che tuo figlio riesce a fare, segnalalo alla scuola con un messaggio fattuale: “Oggi ha lavorato un’ora e quaranta e non ha finito la pagina”. Le linee guida SINPIA ricordano che, per genitori e insegnanti, le strategie positive vanno sempre prima delle punizioni.

Come capire se sta funzionando

Non guardare quanto a lungo resta seduto. Guarda questo: dopo qualche settimana, parte più spesso da solo? Si perde meno tempo? Torna a scuola con i compiti fatti e il materiale giusto? Se sì, la strada è quella giusta, anche se i progressi sono piccoli. Se no, cambia una cosa sola e riprova.

Quando chiedere aiuto

Queste strategie non sostituiscono una valutazione clinica. Se hai dubbi sull’attenzione o sull’apprendimento di tuo figlio, il primo passo è parlarne con il pediatra o con un servizio di neuropsichiatria infantile. Poi si lavora insieme, famiglia, scuola, clinico e, se serve, un tutor dell’apprendimento che lavori sul metodo di studio e non faccia i compiti al posto suo.

Ogni ragazzo ha i suoi tempi. Scegli una strategia, provala per una settimana e tieni quella che funziona.
Un buon metodo si costruisce così, a piccoli passi, insieme a tuo figlio.


Fonti

Normativa

  • Ministero dell’Istruzione, Direttiva ministeriale 27 dicembre 2012, Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica: testo sul sito del Ministero
  • Ministero dell’Istruzione, Circolare ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013: passaggi riportati in questo documento
  • Legge 8 ottobre 2010, n. 170

Ricerca e linee guida

  • Bikic A. et al. (2017), Meta-analysis of organizational skills interventions for children and adolescents with ADHD, Clinical Psychology Review, 52: PubMed
  • Abikoff H. et al. (2013), Remediating organizational functioning in children with ADHD, Journal of Consulting and Clinical Psychology, 81(1): PubMed
  • Studio controllato su time-skill training e supporti per il tempo in ragazzi con ADHD di 9-15 anni, European Child & Adolescent Psychiatry: Springer
  • SINPIA, Linee guida del trattamento cognitivo-comportamentale dell’ADHD: testo

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